L’invasione degli alieni

Si tratta di animali e insetti che giungono dai quattro angoli del mondo, messaggeri di una globalizzazione che non riguarda più solo i beni di consumo. Sono giunti clandestinamente sui voli intercontinentali atterrati ogni giorno nei nostri aeroporti o attraverso derrate di legname provenienti da tutti i continenti, o sono stati importati dall’uomo sull’onda di mode effimere che promettevano investimenti minimi e grossi guadagni.

Come è successo per le nutrie: svanito il sogno di fare soldi facili con le pellicce, sono rimasti loro, roditori simili a grandi topi di fogna, che adesso infestano le campagne, distruggono i canali e provocano incidenti sulle strade quando attraversano per passare da una roggia all’altra, sempre più numerosi e invadenti, tanto da mettere a rischio l’intera tenuta del sottosuolo.
Ma la nutria non è l’unico animale straniero arrivato a sconvolgere l’equilibrio naturale della Pianura Padana. Lo stesso fenomeno si sta verificando per il gambero d’acqua dolce della Louisiana, che all’inizio pare sia stato portato in Italia per tentare un allevamento sperimentale. Ora si moltiplica nei canali bolognesi, soprattutto nella zona di Crevalcore, ed è chiamato “gambero killer” perché fa strage di rane, girini, pesci, sfrattando il più piccolo e meno vorace gambero italiano d’acqua dolce, riducendo le sponde a un groviera e causandone infine il crollo.
Oppure c’è il siluro del Volga, un enorme pesce russo che sta colonizzando i nostri fiumi. “L’arrivo di animali e insetti non autoctoni – commenta Claudio Governi, Responsabile Ambiente e Territorio di Coldiretti Bologna – è un problema serio per l’agricoltura, e non solo. L’intero ecosistema bolognese è a rischio di grossi stravolgimenti, vista l’assenza di predatori naturali in grado di limitare l’espansione di queste specie arrivate dall’estero. Basta vedere i danni causati da alcuni insetti comparsi di recente nelle nostre campagne”.
A proposito di insetti, infatti, nel nostro Appennino si possono trovare focolai della vespa cinese del castagno, che mette a rischio anche i pregiati marroni IGP di Castel Del Rio e si riproduce per partenogenesi (la specie è composta da sole femmine), vanificando tutte le pratiche fitosanitarie che mirano ad eliminarle impedendo l’accoppiamento.
Intanto dalla Lombardia sta cercando di scendere il tarlo asiatico, un grosso coleottero che attacca tutte le piante latifoglie infilandosi nei tronchi, mangiandoli da dentro e provocando facilmente il loro crollo (e i nostri viali cittadini sono tutti a rischio). Dal Sud arriva invece la tignola della patata, che ha valicato gli Appennini e sta andando ad insidiare le preziose coltivazioni di Budrio e Molinella.
In pianura troviamo anche la diabrotica, un parassita originario degli Usa, in grado di spianare intere file di mais, mentre negli albicocchi imolesi si sta infiltrando il capnodium proveniente dalle zone caldo aride dell’Asia.
Gli ippocastani dell’intera provincia sono poi devastati dalla cameraria, un insetto proveniente dalla Macedonia o dalla Cina (non è ben chiaro) che depone le uova nelle foglie, facendole seccare con mesi di anticipo.
E nemmeno le piante ornamentali si salvano: è sempre più diffusa nel bolognese la bega del geranio, una bellissima farfalla di origine sudafricana che depone larve che scavano l’interno del fiore, facendolo marcire e stroncandolo in breve tempo.
“La novità” conclude Governi “non è tanto nell’arrivo di parassiti ed insetti dall’estero, ma nel numero e nella quantità delle razze importate. Se prima il ritmo era di 1 o 2 all’anno, oggi siamo ad oltre 30 specie tutti gli anni: il nostro ecosistema non riesce ad assorbirli”.

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