“Non studio più, adesso sparo e basta” Storia di Jessica, la più brava del mondo

«Che fai?». «Sparo». La battuta che parrebbe uscita dalla colt di Clint Eastwood o dalla penna di Raymond Chandler è, invece, l´incipit del romanzo d´una ragazza di Crevalcore innamorata del fucile, che a 17 anni s´è ritrovata campionessa del mondo. Jessica Rossi ha una sola passione: frantumare piattelli. Stando ai risultati, ha ragione da mietere. In un mese ha stravolto le regole del tiro a volo, cogliendo i titoli europeo e mondiale, impresa mai riuscita in cent´anni ad un germoglio così tenero. «Ho cominciato a 8 anni – attacca lei, immersa nelle fragranze d´un agriturismo toscano dove ricarica le batterie, in vista del campionato italiano del 6 settembre – , con un fucile, all´epoca, più alto di me. Un metro e venti per tre chili e mezzo, ma mio padre Ivan era stato campione nazionale. E questo mi condusse lì».

Jessica è un tipo tosto, sicuro, glaciale. Ti fissa come fossi un piattello cui sparare, anche se, ammette, tutto è stato vissuto, fin qui, senza pressioni. «Ho affrontato il Mondiale a cuor leggero, mentre il difficile verrà ora, quando tutti mi chiederanno conferme». Ascoltandola, non si fatica a capire perché, così giovane, svetti nel tiro a volo, dove contano «l´esperienza, la concentrazione, la capacità di reggere la pressione». La freddezza è la virtù cardinale, per resistere alle guerre psicologiche che, in uno sport di delicati equilibri, si scatenano tra avversarie forse invidiose. La sua progressione è uno spartito cadenzato dal ritmo dell´inevitabile, come il Bolero di Ravel.
«Prima gara, a 12 anni, vinta. Seconda gara internazionale, in Germania, vinta. Terza gara con la nazionale, il mondiale juniores, vinta». Al ritmo di 25.000 cartucce l´anno, scaricate nel campo d´allenamento di Conselice, nelle prossime due stagioni Jessica inseguirà la carta olimpica per Londra 2012, dove sarà una gemma del diadema azzurro, avanzando, intanto, un´intrigante domanda sulla parità uomo-donna, almeno in agonismo. «Alle Olimpiadi di Barcellona ’92 la cinese Zhang Shan fece 200/200 contro gli uomini. Da allora le gare furono separate, nonostante la componente fisica non sia la più importante. Poi: perché noi donne gareggiamo su 75 tiri mentre gli uomini su 125?».
Allo spot per le pari opportunità non ne fa seguito uno per la scuola e per l´educazione dello sportivo. A chi non l´ha condivisa, nella scelta di abbandonare i libri al secondo anno di ragioneria, replica, la cecchina: «Sono sincera: ho lasciato perché non avevo mezza voglia e, in quel periodo, la scuola mi causava uno stress pazzesco, avevo anche 39 di febbre. I professori non capivano i miei sforzi, nonostante mostrassi loro le lettere di convocazione della nazionale. Conosco tiratori laureati, dunque il problema non siamo noi atleti, ma chi non fornisce agevolazioni agli sportivi. Il tiro è il mio lavoro. Quest´anno ho guadagnato 90.000 euro e pratico uno sport che garantisce longevità. Andrea Benelli ha vinto a 44 anni l´oro ad Atene. Io conto di entrare al più presto nel gruppo sportivo dei Carabinieri». Non la spaventa l´idea di passare ancora un quarto di secolo sparando ai piattelli, né pare sfiorarla il rischio di fare da cattivo esempio di incompatibilità tra banchi e sport. Sterrata o asfaltata che sia, Jessica tira dritto per la sua strada, convinta che il suo non sarà uno sparo nel buio.

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