Turni via web e uffici in giardino, così Crevalcore si rialza

CREVALCORE (BO) – Lo striscione che hanno appeso i cittadini a ridosso della «zona rossa» di Crevalcore, invalicabile ormai da una settimana, racconta tutto. «Cuore e orgoglio. A testa alta, Crevalcore», c’è scritto a caratteri cubitali. E la testa degli abitanti di Crevalcore non è alta, è altissima. Non si sono voluti fermare un attimo. E quelli che sono stati costretti dalle crepe stanno studiando il modo per ripartire.

Stefano Ghelfi sta aspettando i vigili del fuoco fuori dalla sua azienda di montaggio e tornitura in via degli Orsi. «Abbiamo fatto delle modifiche per la sicurezza e adesso ci devono dire se il secondo capannone dove facciamo la tornitura può essere utilizzato o no». Nel frattempo Ghelfi e i suoi sette dipendenti non si erano fermati. «Un elettricista che lavora a tre chilometri da qui ci ha messo a disposizione un capannone che non usava, dove abbiamo trasferito il reparto di montaggio». Perché qui funziona anche così: chi ha di più aiuta chi è in difficoltà. E si cerca di ripartire come si può. «Anche se i clienti più di qualche giorno non aspettano: se l’attesa si prolunga si riforniscono da un’altra parte».

Un terrore condiviso, questo di perdere i clienti, che ha fatto accelerare il passo già veloce degli emiliani. L’azienda Govoni fa attrezzature per riparare automobili: un capannone è inagibile. Il proprietario ci accoglie fuori dal cancello, non se la sente di far vedere la «mutilazione» causata dal terremoto. Eppure non si sono fermati nemmeno qui: hanno spostato gli uffici nei container e una parte delle attrezzature sotto i tendoni. «Ci siamo messi subito a lavorare per mettere gli stabili in sicurezza — dice — ma lo Stato dovrà supportarci o si rischia la chiusura».

Poco distante c’è la Geovest, la società che gestisce i servizi ambientali per 11 Comuni della zona, oltre che di Crevalcore. I dipendenti degli uffici stanno lavorando da giorni sotto i tendoni: computer, telefoni, fax sono stati spostati qui. Il servizio di raccolta dei rifiuti non si è fermato neppure un giorno, ma ci vorrà qualche mese prima che la struttura sia messa in sicurezza. «Nei prossimi giorni arriveranno i container — spiega Linda Montevecchi, addetta alla comunicazione della società —: stiamo facendo tutti uno sforzo per non fermarci».

E l’altro giorno in segno di riconoscenza il loro presidente si è presentato qui con panini al salame per tutti. Alla Magneti Marelli, che ha scelto di informare i propri dipendenti sulle eventuali chiusure e riaperture tramite la sua pagina internet, la mensa è stata spostata sotto alcuni tendoni nel cortile, mentre al posto degli uffici ieri stavano arrivando container e bagni chimici da mettere nel giardino. Bisogna addentrarsi nella campagna tra Crevalcore e San Giovanni Persiceto per trovare il caseificio Carretti. Da giorni gli operai stanno lavorando per risollevare le 22 mila forme di Parmigiano crollate con il sisma. «La produzione non si è mai fermata e nel frattempo abbiamo trovato dei magazzini dove sistemare le forme», dice il responsabile del controllo qualità Dario Biglietto.

«Se ne sono andati in fumo due anni di lavoro, ma non ci fermiamo». La vita è più forte. E ieri sera per celebrarla il barista della Casa del Caffè, la prima attività riaperta nella zona rossa dopo una settimana di stop forzato, ha organizzato un aperitivo aperto a tutti che ha voluto intitolare «Magnitudo 0%». Crevalcore a testa alta.

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