Itinerari

Il centro

Caratteristica di Crevalcore è la struttura urbana a reticolo dovuta al piano urbanistico coerente degli agrimensori bolognesi del XIII secolo. L’assenza di preesistenze consentì una pianta quadrata senza irregolarità, impostata su un decumano della centuriazione romana. Tale impianto si è conservato essenzialmente intatto poiché le espansioni (tutte novecentesche) si sono adeguate all’antico reticolo.

Ciò è accaduto anche per l’intervento edilizio di maggior rilievo compiuto all’inizio del Novecento nel centro storico: la ricostruzione della chiesa di S. Silvestro, il cui asse venne spostato di 90 gradi. La vecchia chiesa silvestrina, risalente al XIV secolo, era orientata in direzione est-ovest, quindi parallela alla via principale, e non concedeva adeguato respiro alla grande mole del palazzo comunale. Non esisteva una vera e propria piazza e la funzione “spaziosa” era assolta unicamente dal corso principale. Una mancanza che si fece ancor più sentire quando venne eretto il monumento a Marcello Malpighi (scultura in bronzo di Enrico Barbieri, 1897) consigliando l’amministrazione dell’epoca di cogliere l’occasione della ricostruzione della chiesa per fornire allo spazio urbano una piazza di adeguata ampiezza e decoro. Il tempio di S. Silvestro venne edificato in forme neogotiche su progetto dell’ing. Luigi Gulli con la facciata fronteggiante il palazzo comunale, ma in posizione più arretrata. All’interno esso conserva in parte dipinti e arredi del precedente edificio di culto: un frammento di Incoronazione della Vergine, affresco trecentesco trasportato su tela, attribuito a Simone dei Crocifissi, un crocifisso ligneo del XV-XVI secolo e il S. Silvestro di Giovanni Maria Viani, mentre il S. Francesco stimmatizzato di Giacomo Cavedoni (1630-35) proviene dalla soppressa chiesa di S. Maria dei Poveri e l’Adorazione dei Magi, splendida opera di Orazio Samacchini (1565 circa), dalla chiesa di S. Croce.

Della vecchia parrocchiale resta il campanile di forme gotiche (recentemente restaurato) il quale ha sul fianco meridionale una lapide che reca la seguente iscrizione: “Campanile istud quod fabricari fecit Ugucio Ugonis de Zamcharis inceptum fuit per comune Crevalcorii anno Domini 1421 et finitum 1424”. Da una pergamena conservata presso la Biblioteca comunale sembra però che la torre campanaria esistesse già nel 1386.

Di fronte alla chiesa sorge il palazzo comunale, costruito negli anni 1867-68 su progetto di Luigi Ceschi; alcuni ambienti furono decorati nel 1869 da Gaetano Lodi, ma oggi poche, e ritoccate in maniera approssimativa, sono le decorazioni superstiti. La precedente “casa del comune”, assai antica e di più modeste dimensioni, era affiancata dalla chiesa dei Battuti, soppressa in epoca napoleonica, nella quale era l’Adorazione dei Magi di Lodovico Carracci, ora conservata a Brera. Il corso (già via Malpighi, ora via Matteotti) sul quale si affacciano palazzetti in massima parte settecenteschi, di linee semplici e tutti con portico, è lungo 350 mt. e, chiuso alle due estremità dalle Porte, crea uno spazio di notevole effetto scenografico. Porta Bologna, ad est, è ricavata nel corpo dell’Ospedale Barberini, costruito nel 1820-24 grazie a un lascito del capitano Antonio Barberini sull’area della soppressa chiesa di S. Maria dei Poveri, sede di una più antica istituzione ospedaliera. Durante la costruzione dell’ospedale fu atterrata l’antica rocca che sorgeva sul lato settentrionale della porta; alcuni muri poderosi sono in parte visibili all’interno del fabbricato.

Porta Modena, a occidente, è sormontata da un campanile a vela. In gran parte frutto di rimaneggiamenti ottocenteschi, lascia trapelare, grazie a due archi gotici, un’origine tardo medievale. Sotto il cassero della porta, a una parte del quale è fissata una lapide terragna del 1392, si apre l’ingresso principale della Chiesa dell’Immacolata Concezione, chiamata anche “cisa da sìra”.

Iniziata nel 1696, venne completata nel 1724-25. Sia la fastosa decorazione plastica dell’altar maggiore, con le statue di Noè e Mosè, sia quella più semplice dei due altari laterali, è opera dello scultore bolognese Giuseppe Maria Mazza e dell’ornatista Giuseppe Borelli. La pala dell’altare di destra, raffigurante S. Anna con le Ss. Lucia e Liberata, è opera di Giuseppe Marchesi, detto il Sansone (firmata e datata: 1736); quella dell’altare di sinistra, con il Martirio di S. Bartolomeo, spetta ad Antonio Rossi. Ai quattro pilastri della volta vi sono 4 tele raffiguranti i dottori della Chiesa: S. Ambrogio di Ercole Graziani, S. Gregorio di Giuseppe Pedretti, S. Girolamo di Cristoforo Terzi, S. Agostino di Gio. Batt. Grati. Da un andito laterale si accede all’attiguo Oratorio della Pietà, che risale al XVI secolo e prende nome da una tela di scuola dossesca raffigurante la Pietà con i Ss. Giovanni, Nicola e Silvestro (1530 ca.). L’oratorio è ornato da un fregio ad affresco del primo Seicento con Storie della Vergine e conserva l’originale coro ligneo di sobria fattura. Otto tele di anonimo secentesco con la vita di S. Lorenzo e i quattro evangelisti completano l’arredamento dell’ambiente creando il suggestivo effetto di un interno del XVII secolo perfettamente integro.

La casa adiacente l’oratorio fu abitata dai monaci benedettini di Nonantola; nel 1830 vi nacque Gaetano Lodi, ora è sede del centro di accoglienza parrocchiale.

In via Roma si trova la chiesa del Crocifisso (o S.ta Croce), costruita negli anni 1768-72. La decorazione plastica e di Filippo Scandellari; sull’altar maggiore si trova un Crocifisso in stucco opera di Sebastiano Sarti, mentre sull’altare di destra vi è un’Addolorata di Giuseppe Varotti. A metà strada tra Porta Bologna e la chiesa di S. Silvestro sorge il teatro Comunale, edificato su progetto dell’ing. Antonio Giordani e inaugurato nel 1881. L’interno è stato decorato dal pittore crevalcorese Gaetano Lodi (1830-1886), ornatista di corte dei Savoia, con motivi floreali; è soprattutto notevole il plafond della sala. Nell’atrio sono visibili un busto del Lodi e gli stemmi di alcune antiche famiglie crevalcoresi. Il sipario è opera del pittore e scenografo bolognese Raffaele Faccioli: rappresenta Marcello Malpighi alla corte del Granduca Leopoldo II di Toscana; intorno, i ritratti a medaglione monocromi di crevalcoresi illustri.

I dintorni

Nella campagna crevalcorese ci sono cinque antiche ville di rilevante interesse, benché scarsamente note. La prima è la villa Caprara in località Ronchi, un complesso imponente acquisito di recente dal Comune di Crevalcore di cui fanno parte un palazzo padronale (XVI secolo.?) con ambienti affrescati, due massicci torrioni (XVIII secolo) e una elegante chiesa settecentesca a pianta ellittica. In una parte del complesso (ora in via di restauro) ha sede una comunità terapeutica per la cura delle tossicodipendenze gestita dalla comunità “Il Pettirosso”. In asse prospettico con la villa e distante poco meno di 2 km. da essa, c’è l’oratorio privato, detto “la Rotonda” per la sua forma circolare, che fu voluto dalla contessa Maria Vittoria Caprara nel 1765 come ex-voto per lo scampato annegamento del marito, il conte Niccolò; Interamente decorata all’interno in modo da simulare un parato di damasco a fiori, e l’espressione di un momento di delicato e instabile, ma prezioso equilibrio tra il Rococò e il Neoclassico. L’architetto fu Petronio Fancelli; le otto bellissime tele autografe di Nicola Bertuzzi (rappresentanti i momenti della vita della Vergine – cui la Rotonda e dedicata – e i santi Francesco, Martino, Luigi Gonzaga, Francesco di Paola) che ne costituiscono l’arredo pittorico sono conservate nella parrocchiale di S. Silvestro e vengono esposte nell’oratorio durante la festa della Natività di Maria (8 settembre).

Alla Rotonda si può arrivare direttamente prendendo la via del Papa; prima di giungervi si incontreranno a mano destra, oltre il cimitero (arch. Luigi Ceschi e Giuseppe Ceri 1866; monumento sepolcrale a Gaetano Lodi), la casa dove visse nel quarto decennio del Seicento Marcello Malpighi e, poco oltre, la casa natale di Francesco Ippolito Albertini, allievo del Malpighi e pioniere nello studio dei disturbi cardiaci.

Arrivati a Caselle, prendendo a destra per via Provanone si incontra la Palazzina Pepoli, elegante costruzione del Seicento, immersa nel rigoglio verde di un boschetto, e più avanti il castello di Palata. Costruito dal conte Filippo Pepoli intorno al 1540, segna un momento in cui l’architettura delle residenze nobiliari di campagna abbandona le forme del fortilizio per assumere quelle della villa: ne risulta un edificio dall’aspetto massiccio che all’interno, nel cortile porticato, presenta ritmi di severa eleganza che lo apparentano in maniera stretta ai contemporanei palazzi di città bolognesi e ferraresi. I Pepoli possedevano nel crevalcorese vastissime estensioni di terra; tutte le loro proprietà, compreso il castello, vennero cedute ai principi Torlonia intorno alla metà del secolo scorso. Smembratasi poi la proprietà nell’ultimo dopoguerra, il castello perdette la ricchissima suppellettile, finita sul mercato antiquariale. Anche la chiesa parrocchiale di Palata, dedicata a S. Giovanni Battista, fu fondata nel ‘500 dai Pepoli; il tempio fu tuttavia ricostruito nel 1883. Notevoli i dipinti: la Nascita di S. Giovanni Battista è di Sebastiano Ricci (proveniente dall’Oratorio dei Fiorentini in Bologna), il S. Francesco d’Assisi, di Francesco Gessi, lo Sposalizio mistico di S. Caterina del Tiarini, il Crocifisso con la Madonna, S. Giovanni, la Maddalena e altri santi spetta probabilmente a Giovan Battista Ramenghi. Vi sono inoltre un S. Antonio di Ercole Graziani, un Battesimo di Cristo di Bartolomeo Passerotti e un’Adorazione dei Magi del XVII secolo.

Il feudo dei Pepoli comprendeva anche Galeazza, borgata che prende nome da una poderosa torre fatta costruire da Galeazzo Pepoli nella seconda metà del XIV secolo. Attorno alla torre sorse nel Cinquecento una villa che verso il 1870 fu rimaneggiata, dai successivi proprietari, i Falzoni Gallerani, in stile neo-medievale con una scenografica facciata a coronamento merlato. Procedendo per via Riga si raggiunge infine Bevilacqua, dove si trova il palazzo con due avancorpi a foggia di torre agli angoli, costruito dal conte Onofrio Bevilacqua nella seconda metà del Cinquecento.

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